mercoledì 28 marzo 2012

HAI FATTO IL MONDO?


Hai fatto il Mondo? è un'inquietante antologia di cronache dal mondo del turismo organizzato narrate da un ex addetto ai lavori. Occasionale - quando le bollette imperversavano - accompagnatore turistico per circa un decennio, l’autore descrive una collezione di orrori nei quali è inciampato nel corso di una poco stimata carriera. Nel raccontare ha cambiato qualche codice fiscale: gli avvocati, è noto, non vivono di sola gloria.

HAI FATTO IL MONDO?
 Dieci orrori sul turismo organizzato raccontati da un ‘addetto ai lavori’


Introduzione

Cose turche
La prova del nove
Ruffiano
Lariam, come fosse acqua
Valigie
Ho fatto il Brasile
Amore proibito
Missione impossibile
Ghetti
Greggi

Glossario/gergario




Introduzione

  “A 21 anni ha visitato tutti e 196 i paesi del mondo: è record” - hanno titolato di recente alcuni giornali italiani per serve. E giù a narrare le incredibili avventure di una tardo-adolescente americana con i soldi, noia a carrettate, un account Instagram e un estremo bisogno di attenzione.
  A ventun’anni io avevo una malattia simile (esterofilia) ma sottozero soldi, pochissima noia e un estremo bisogno di fidanze. Instagram era fantascienza. Collezionavo fumetti, francobolli e sogni, ma già avevo gusti in quanto a ciò che avrei voluto conoscere e quanto no. Ricordo che non sarei andato in Polonia - allora per me simbolo massimo di tristezza e grigiore applicati alla vita terrena - nemmeno per tutto l’oro del mondo, ma anche che sarei andato a casa della prima mulatta brasileira pagando tutto l’oro del mondo (che non avevo). Fuori dai sogni, già andare a San Marino era un esborso da valutare seriamente, figuramose a San Paolo o a San Blas. Allora erano i mitici anni Ottanta, in cui la pecunia circolava solo per alcuni socialisti e, nonostante io non fossi iscritto al partito, iniziai a viaggiare seria(l)mente alla fine dei medesimi grazie alle monetine raschiate dal fondo del barile. I quel periodo prendere aerei era ancora un lusso per pochi, in cabina venivi intossicato dai tabagisti e viaggiare poteva darti sensazioni epiche quasi marcopoliste. Da allora sono passati trent’anni, eppure c’è ancora chi, nel 2019, trova cool collezionare visti di paesi fatti. Paesi dei quali, ovviamente, non si è capito un cazzo, avendovi passato un quarto d’ora netto. Ego da social, lo schifo massimo dei nostri giorni. Possibile che ancor oggi i media e chi li consulta trovino interessante i narcisismi collezionistici di una creatura privilegiata?

  Negli anni Novanta, abbassate un po’ di creste, viaggiare divenne un’attività più popolare. Sempre più compagnie aeree a impestare i cieli, le prime low cost - allora se ne parlava come di cose incredibili di altri pianeti più progrediti -, basta tabagisti in cabina. La mia voglia di esotismo era ai massimi livelli, ma non potevo dire lo stesso del mio conto bancario. Sopravvivevo grazie alle monetine datemi dagli editori in cambio delle mie foto e dei miei racconti, ma anche grazie alle donazioni di benedetti parenti partigiani. Come riuscire a viaggiare, meglio e di più, sullo sfondo di un desolante panorama economico personale?
..Voci di corridoio mi arrivarono alle orecchie. Perché non fai l’accompagnatore turistico? Viaggi e sei pure pagato per farlo. Altra fantascienza? Un po’ come fare l’attore porno, se ti piace tanto ma davvero tanto la ginnastica?
  Mi informai.
  Mi feci arruolare.
  Dopo un decennio, appena ho potuto, ne sono scappato.

  Per anni ho giurato che avrei scritto questa specie di libro solo quando mi avessero radiato dall’albo degli Accompagnatori Turistici o, per motivi di età e di logoramento testicolare, mi fossi ritirato dalla suddetta attività. È giunto il momento (no, non sono stato radiato). Baionetta in resta, dunque, un bel respiro, e via andare. All’attacco, si parte.
  Il magazzino cui attingere è colmo di scampoli: racconti di colleghi e di amici, servizi giornalistici, esperienza diretta sul campo, voci di corridoio captate nell’ambiente dei ‘tour leader’. Brevi flash attinti qua e là in una decina di paesi e che, spero, diano un’idea d’insieme, la mia, del vorticoso e malandato mondo del turismo organizzato.
  Cose turche, inedito, è una collezione di e-mail criptate ad amici in previsione di un loro viaggio da finti ricchi - Rolex sui polsini e servi terzomondisti ubbidienti a bordo - su un caicco turco. Il botta-e-risposta telematico con l’organizzatore turcomanno, mostruosamente esilarante - oltreché per il suo torturare la lingua italiana, anche per il suo modo filosofico di concepire il viaggio in barca -, la dice lunga su di loro e, soprattutto, su di Noi.
  Sette dei dieci racconti che seguono - uno per ogni anno di poco onorata carriera -, in parte inediti, in parte pubblicati su altri libri, sono ispirati alle mie (dis)avventure vissute scarrozzando gruppi di turisti nei quattro angoli del globo. Tutte stravere, ovviamente hanno imposto il cambio dei nomi dei personaggi principali e di qualche controfigura. Fra questi racconti, Ruffiano è la versione ampliata di Sou brasileiro?, in origine pubblicato su Tropico Banana (Feltrinelli Traveler, 2001). Conclude Greggi, partorito come trampolino di partenza per la sceneggiatura di un racconto a fumetti da farsi per la mano santa di Zio Filippo, in arte Scòzzari, se solo Zio Filippo non fosse così tremendamente pigro.
  Fasten your seat belts e buon viaggio. L’odio per il concetto di fare il mondo è incluso nel costo del biglietto (prezzo di copertina).



A settembre (2019), se Dio Gino lo vorrà, su AMAZON




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